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Archive for marzo 2010

Il libro della conoscenza dell’arte del disegno.
PROGRAMMI PRATICI PER ARTISTI, STUDENTI E APPASSIONATI.
(ESTRATTO DELLA CONFERENZA OTTOBRE 2008 all’associazione acquerellisti Ticinesi)
Imparare il disegno significa conoscere e fare proprie le esperienze del passato, costruendo il nuovo sulle loro fondamenta, in un processo evolutivo che non ne annulla i principi.
Oggi assistiamo ad uno strano fenomeno: il termine moderno è sostituito da nuovo, il termine antico da vecchio, bello da originale.
L’improvvisazione e la fretta declassano la fatica per l’apprendimento ad un’inutile perdita di tempo.
Il disegno rinascimentale, fatto di forma e volume, raggiunse vette di abilità tecniche mai pi ineguagliate nel tempo, rappresentando ancora oggi la piu alta espressione figurativa del bianco e nero.
Ogni secolo passato è stato caratterizzato da scuole e movimenti artistici di qualità, posso affermare che la seconda metà del secolo XX ha segnato il punto di regresso.
Dopo il 68, nella cultura dell’arte si decretò il tramonto del disegno e il trionfo del segno improvvisato: (l’arte senza fatica).
Provate a suonare un violino o un pianoforte senza dedizione e fatica.
Insegnanti, artisti, critici e mercanti si esprimevano con una superficialità di frasi del genere:” non serve imparare il disegno classico, basta che ognuno trovi il proprio segno istintivamente”, intendendo con ciò che il segno doveva avere stile, originalità, effetto e soprattutto doveva essere unico, personale, inimitabile, inconfondibile.
Simile idea di marketing, seguita da un alto numero di copiatori di Picasso, Klee, Matisse, e di artisti “trasgressivi” che creavano sotto “effetti speciali” ha portato all’impoverimento dell’arte. Partendo da tutta quella parte teorico tecnica che da Cennino Cennini, Leonardo, Vasari, Rembrendt Caravaggio, Ingres Courbet, Corot, Ruskin, Pissarro, Cèzanne, Seurat Previati Balla, Bissier,  Klee,Kandinskij Malevich, Mondrian per parlare dei piu’ conosciuti, siamo arrivati alla nascita dell’astrattismo europeo. Ogni pittore che ha segnato il suo tempo, ha lasciato una traccia teorico pratica costruita sulle conoscenze di chi l’ha preceduto. Non conosco teorie sul colore o sulla figurazione scritta dai pittori attuali. Anzi, vedo sia nel disegno che nella pittura, figurativa o astratta l’incapacità di ottenere la terza dimensione, la profondità sia attraverso l’ombreggiatura che attraverso il colore
Cattivi maestri si sono resi colpevoli di omissione di informazioni por aver taciuto che Picasso, Klee, Matisse e gli altri grandi riuscirono a raggiungere l’immediatezza di esecuzione solo attraverso un lungo  e metodico lavoro di formazione  classica.
Per cui, il segno, in apparenza semplice e casuale, era frutto di anni di esercizio.
Ma cos’è il segno? Se tralasciamo le risposte della geometria sul punto e la linea, possiamo dire che il segno è un’impronta visibile tracciata su una superficie con uno strumento che lascia una traccia piu’o meno marcata.
Nel disegno antico le regole di costruzione erano rigorose.
Nella pittura moderna, dopo Klee, Kandinskij Mondrian e tutti i pittori innovatori dei primi del secolo scorso, il segno diventò espressione di una emozione. Tale acquisizione di significato avviene anche grazie alla scoperta delle pitture rupestri e alla lettura europea della calligrafia e della pittocalligrafia  giapponese.
Il segno in pittura è talmente importante da costituire contemporaneamente forma, volume, materia ed espressione, anche grazie ai nuovi materiali che l’industria del colore mette a disposizione.
Lo stilo d’argento o di piombo lascia il posto alla matita di grafite con numerose durezze, matite carboncino  grasse e magre, bianche o color sanguigna, color seppia o grigio.
I nuovi materiali devono essere usati come quelli antichi, i gesti di esecuzione sono i medesimi: i gesti dell’uomo, gesti antichi che si tramandano da maestro ad allievo, non c’è altro mezzo.
Una curva in un disegno di Kandinskij o le linee spezzate nei disegni di klee racchiudono e rappresentano tutto quello a cui ho appena accennato.
Non sono convinto che chi non conosce il disegno è più spontaneo e creativo, ma è vero che chi non lo conosce è approssimativo, insicuro, pasticcione, incapace di comprendere dove iniziare e quando e dove finire, soprattutto incapace di ripetere: (non copiare, ma ripetere).
Negli anni dei miei studi alla scuola d’arte, osservavo con stupore e ammirazione i miei maestri disegnare:  facevano  gesti con  la spontaneità di chi li ha nel proprio bagaglio genetico, che nessuno glieli ha mai insegnati.
Poi disegnando molto io stesso, scoprii che solo dopo un lungo e continuo lavoro, si può raggiungere immediatezza e disinvoltura nell’esecuzione. In più, anche i grandi del passato, letti e studiati per carpirne i segreti, hanno contribuito alla mia formazione.
Da sempre, la pittura è una disciplina fatta di regole e di traguardi da raggiungere;  sono inutili le comode teorie sulla creatività  che evitano l’impegno e la ricerca da parte di taluni insegnanti poco capaci che si trincerano dietro alla teoria romantica: “pittori si nasce e non si diventa”.
Il primo strumento che devi imparare a usare è la tua mano.
Tutte le rivoluzioni hanno sostituito vecchie regole ormai insopportabili  con delle  regole nuove piu vicine alle nuove necessità.
Con il senno di poi osservo che il famoso 68 non ha avuto niente di rivoluzionario ma molto di confusionario. In questa confusione, le scuole d’arte hanno avuto la peggio.
Prima di questa data non è mai esistito un pittore degno di questo nome che lavorasse  con qualunque postura del corpo e posizione del foglio, come ho visto fare nelle accademie e nei licei artistici che ho visitato nella primavera del 2005.
L’arte figurativa è una disciplina, esattamente come il bel canto  o lo studio di uno strumento. Certo si può disegnare o dipingere senza seguire le regole, come si può cantare grazie a una bella voce o suonare a orecchio. Però non si è pittori, né cantanti, né musicisti, ma solo dilettanti.

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